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Da pochi giorni giunge l’intesa della Bce a non variare il tasso, lasciandolo agli attuali livelli dello 0,75%. Ed anzi, preannunciando, in caso di fase ancora stagnante, una contrazione degli attuali livelli sino a soglie negative, andando così a controbilanciare maggiormente gli spread applicati per i mutui. E qui sorge subito un pensiero chiaro ed evidente: il variabile conviene ancora, e più del fisso. Fermo restando che bisogna prestare attenzione alle diverse varianti del prodotto mutuo a tasso variabile, non tutte uguali. Ma non volendo scegliere in definitiva il variabile quali sono le altre soluzioni a nostra disposizione?

Meglio tasso fisso o variabile il calcolo

Mutuo rinegoziabile: quali le scelte a nostra disposizione  

Ci proponiamo di tracciarne due tra le più frequenti nell’attuale gamma di offerta bancaria e finanziaria. A seguire, alcuni consigli utili.

  1. Mutuo rinegoziabile fisso, ponendo particolare attenzione all’orizzonte di estensione del parametro di indicizzazione (di solito l’Irs), nonché alla durata delle condizioni finanziarie transitorie, per così dire e sempre che non si decida di mantenerle. Perché bisogna prestare molta attenzione al parametro di indicizzazione? Per un semplice motivo. Alle attuali condizioni del tasso bce, il variabile rimane la soluzione caldamente consigliata. Con il fisso si rischia di azzerare il risparmio che ne conseguirà di fronte ad ulteriori cali del tasso. A questo proposito, però, è da dire di leggere bene i contratti del variabile, dato che potrebbero essere previsti degli intervalli minimi e massimi entro cui il parametro di indicizzazione va ad incidere sul tasso variabile complessivo (nel senso che ulteriori cali del parametro non avrebbero alcun influsso sull’onerosità complessiva del mutuo).  Consideriamo che, alle attuali condizioni, i tassi del variabile sono compresi mediamente tra il 3% ed il 4%. Affinché comparativamente con il fisso rinegoziabile ci si possa avvantaggiare di condizioni almeno similari è opportuno scegliere una durata transitoria di 2-3  anni con, di conseguenza, un Irs di breve periodo. In questo caso, è possibile non superare l’attuale soglia del variabile del 4% (l’Irs di medio-lungo termine tende ad essere più elevato anche di oltre un punto percentuale), rimandando al breve termine l’opzione di scelta tra rinegoziazione, sostituzione o estinzione del mutuo.
  2. Mutuo rinegoziabile variabile: si è bensì sicuri che non c’è da preoccuparsi, dalle ultime tendenze di mercato sui tassi per i successivi 2 anni, considerati anche i livelli bassissimi tendenti allo zero dell’Euribor e le politiche Bce? Benissimo, allora vada per il mutuo variabile rinegoziabile. Si può poi scegliere passata la fase transitoria (lasso consigliato 2-3 anni; parametro di indicizzazione consigliato: cioè il tasso bce).
Alcuni consigli utili:
  1.  Considerate bene che solitamente il prodotto mutuo rinegoziabile, rispetto agli altri prodotti mutuo, implica per contratto spread più elevati. Quindi, valutare bene comparativamente l’effettiva convenienza.
  2. Sebbene è da prevedere un beneficio in termini di tassi, è meglio approfittarne nelle fasi iniziali del mutuo, e soprattutto se corrisponde al classico rimborso alla francese. Via via l’abbattimento del capitale residuo aumenta progressivamente. Sul fronte di un minore capitale residuo, si riduce il vantaggio derivante da uno sfruttamento ex-post di tassi di mercato particolarmente convenienti.
  3. Non sempre le soluzioni intermedie sono le più premianti, in quanto le attuali dinamiche di mercato sono diventate talmente rapide da porre in avanti le altre. I fattori da pesare sono vari. E si consiglia di leggere sempre i dettagli finanziari del prodotto mutuo rinegoziabile offerto.
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